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Asolo DOCG tra storia, vino e tradizione

Storia di Asolo

Asolo nasce come piccolo centro paleoveneto legato all’allevamento e al commercio della lana. In epoca romana diventa poi ‘municipium’ con giurisdizione sulla pianura sottostante fino al Piave. Nel primo medioevo diviene sede vescovile e consolida la sua importanza strategica con la costruzione dell’imponente rocca. Dopo un breve dominio scaligero e la conquista della città da parte di Ezzelino da Romano, Asolo passa alla Serenissima: Venezia favorisce il popolamento della zona mentre Caterina Cornaro, già regina di Cipro, risiede nel castello con al seguito una ricca corte di artisti e poeti.
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In seguito ad una serie di sconvolgimenti politici, tra cui gli scontri tra truppe Napoleoniche e Asburgiche, nel 1815 diviene austriaca come parte del Lombardo-Veneto fino all’unità d’Italia. Da questo momento l’amenità del luogo attira un gran numero di intellettuali, soprattutto stranieri, tra i quali Robert Browning, Henry James e Eleonora Duse. Durante la prima guerra mondiale, Asolo è a poca distanza dal fronte: tra i suoi colli si trovano ancora trincee e resti di quell’immane scontro, di cui si celebrerà quest’anno l’anniversario dei 100 anni.

Villa Barbini Rinaldi è la meravigliosa villa dinnanzi alla quale si adagiano i nostri vigneti, una delle più significative della provincia. Alcune somiglianze con la vicina Villa Barbaro indicano che l’edifico sia opera di uno dei tanti seguaci di Palladio, sparsi tra il 1500 e 1600 nella terraferma veneziana. Francesco Rinaldi, uno dei proprietari, trasforma l’edificio nel 1663 con un nuovo impianto prospettico, assai unico delle ville venete del Seicento.
I Barbini commissionano a pittori di scuola veneta una serie di affreschi nelle sale interne. Andrea Celesti, Liberi e Diziani: solo alcuni degli autori dei magnifici affreschi che decorano questa dimora. Il magnifico giardino retrostante, abbellito da grotte e fontane, sfrutta la pendenza del terreno articolandosi in livelli differenti.
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Proprio dinnanzi alla meravigliosa villa giacciono le nostre uve Viti di Bacco: perse nell’aria dei colli e respirando a piene foglie la storia e la cultura del territorio.

Il Prosecco DOCG: storia delle bollicine più vendute nel mondo

Ai primi del Cinquecento a Trieste, per dare maggiore visibilità alla ribolla, la si dichiarò erede del pucino, celebre vino dell’antichità. La necessità di distinguere la ribolla triestina dagli altri vini prodotti a costi inferiori in Istria porterà ad un cambio di denominazione e soprattutto alla caratterizzazione geografica: il castellum nobile vino Pucinum o Castello di Prosecco.
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Il metodo di vinificazione, vero elemento caratterizzante del Prosecco, si diffuse prima nel Goriziano, in Dalmazia e nel Trevigiano. Col passare dei secoli, la produzione nella zona d’origine andò scemando, mentre conobbe un sempre maggiore sviluppo proprio nelle zone dell’attuale provincia di Treviso e segnatamente fra le colline di Asolo e Valdobbiadene.
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Lo straordinario successo ottenuto sul mercato ha creato una serie di tentativi di imitazione in tutto il mondo: diventando urgente una regolamentazione legislativa che arginasse il fenomeno, si rese necessario ricollegare la produzione veneta col nome della località originaria del Prosecco, nel contempo ripristinando gli antichi nomi dei vitigni, “Glera” e “Glera lungo”. Si decise quindi di creare un’area di produzione contigua molto più vasta della precedente, contenente anche alcune province nelle quali il Prosecco non era mai stato prodotto o prodotto in quantità limitatissime.
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Dal 2009, le due zone di eccellenza del prosecco diventano le due DOCG (di origine controllata e garantita) ‘Conegliano Valdobbiadene’ e ‘Colli Asolani’. Oggi alla produzione sono dedicate oltre 8000 cantine che immettono sul mercato oltre 330 milioni di bottiglie all’anno, in buona parte esportate, per un giro d’affari complessivo superiore ai 3 miliardi di euro. Per la prima volta nel 2013 le vendite hanno superato nel mondo quelle dello champagne.
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Nonostante possa risultare facile perdersi tra i numeri di un clamoroso successo commerciale, Viti di Bacco è ancora sinonimo di tradizione, amore per la terra, rispetto per la natura.

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